Social network e il nuovo attivismo ambientale

La divulgazione “di schermo in schermo”

Anche io, come molti altri, ho il mio account su Instagram.

Popolarissima applicazione che permette, fra le altre cose, di pubblicare sul proprio profilo un’immagine accompagnata da una descrizione e di condividerla con amici e sconosciuti.

Al giorno d’oggi, a braccetto con Tik Tok, è l’applicazione più usata dalle aziende e dai Content Creator (ovvero i creatori di contenuti, i nuovi “creativi”), per pubblicizzare la propria attività o le proprie idee.

E’ vero quel che dicono dei social, sono uno strumento a volte alienante. Sono sede di polemiche, inserzioni pubblicitarie insistenti e quantità spropositata di contenuti spazzatura. Ma altre volte sono anche sede di opportunità di informazione.

Nell’emergenza climatica in atto, Instagram si è rivelato un potente mezzo di informazione, coesione e coinvolgimento delle buone pratiche personali e pubbliche da attuare per un’esistenza più consapevole sul nostro pianeta. Migliaia sono i profili in tutto il mondo di persone che “mettono la faccia” a favore delle tematiche ambientali facendo informazione gratuita e costante su prodotti e abitudini ecosostenibili, dando spunti generali per ridurre il nostro impatto quotidiano e promuovendo aziende eticamente strutturate.

La costante crescita di questi profili e dei loro follower fa presagire una presa di coscienza in evoluzione. Un contagio positivo di esempi. Le challenge (ossia le sfide) lanciate dalle persone o dalle aziende per ridurre gli sprechi (#zerowastechallenge, #onemonthzerowaste, #plasticfreejuly #zeroimpatto e così via…) hanno unito centinaia di utenti in comunità che si sostengono al cambiamento.

L’impegno dei singoli in tematiche specifiche ( dalla riduzione dei prodotti in plastica alla slow fashion, dai diritti animali all’impiego creativo di materiali di scarto) tutto racchiuso in un solo contenitore, Instagram,in questo caso, seppur dispersivo e con i limiti del nuovo algoritmo, ci permette di accedere in ogni momento a milioni di piccole esperienze, consigli e know how per invertire la tendenza globale.

Il bello in tutto questo secondo me sta qui:  chi aderisce (pubblicamente o silenziosamente, totalmente o parzialmente) alle piccole sfide che vengono proposte online e/o letteralmente decide di “seguire” quel processo, in prima persona o come spettatore, avrà a disposizione anche gli strumenti per affrontare quella sfida. Nella community su Instagram ci sarà sempre qualcuno pronto a dirti dove comprare sfuso in Italia, come cucinare un piatto nutriente, economico e ad impatto zero e dove comprare i tuoi vestiti per sostenere l’economia circolare!

Mi viene naturale fare un paragone con la televisione. Solitamente guardo i post e le stories di Instagram per svago o per informarmi su cosa succede nel mondo. Più o meno l’utilizzo è analogo. Cosa cambia però? Con i social posso scegliere da chi farmi influenzare, dove direzionare la mia attenzione e talvolta posso cadere in un circolo virtuoso inaspettato. In quella stessa scatola posso trovare criticità e soluzioni, magari diverse, da mettere sul piatto della bilancia.

Quel che intendo dire è che, come in tutte le cose, ci sono due facce della medaglia. Questa è la faccia che preferisco della medaglia dei social network. Sanno unire persone lontanissime in passioni comuni, in battaglie rivoluzionarie. Sanno tirare fuori la potenza creatrice anche delle persone più introverse. Sono una finestra sul mondo dell’altro. Una finestra bifronte sul me e sul te. Se per caso ci passa un raggio di luce è bene che lo si lasci attraversare ad illuminare anche il resto della stanza.

Greta Thunberg è solo un esempio delle potenzialità di questo mezzo. Grazie alla divulgazione digitale lo sciopero settimanale di un gruppo di liceali del Nord Europa si è trasformato in una manifestazione mondiale.

Il #FridayForFuture, infatti, ancora oggi di tanto in tanto, porta nelle piazze d’Europa milioni di persone.

Condividete con noi, magari nei commenti, profili green che vi hanno ispirato in questi anni. Scambiamo risorse a impatto zero e lasciamoci illuminare!

 

di Dafne Rubini

Condividi l'articolo