PSICOPATIA

QUALCHE ACCENNO SU… LA PSICOPATIA.

Un pensionato pugliese torturato a morte da una gang di ragazzini che, ovviamente, hanno filmato e condiviso le proprie “prodezze” durate anni. Le motivazioni? “Passare il tempo”… “Per ridere”… È uno degli ultimi episodi di orrore purtroppo sempre più quotidiano.

Della banalità del male che ciecamente si mette al soldo di sciagurate ideologie e di biechi personaggi si è ampiamente discusso, a partire dal saggio pubblicato da Hannah Arendt nel 1963.

Del degrado etico, della totale assenza di empatia, dell’indifferenza e della stupidità, della miseria esistenziale che nutre il culto dell’apparenza e dell’apparire, della sempre più netta mancanza di adesione alla realtà si dibatte ormai da anni.

Ma questo riguarda il gruppo, i gregari e purtroppo anche buona parte della comunità allargata, assuefatta com’è al nulla, alla vacuità morale e relazionale.

Ciò di cui si tende a non parlare a sufficienza è di quella piccola ma determinante percentuale di umanità responsabile, il più delle volte, della pianificazione di simili nefandezze. “…Gli occhi vispi ma apparentemente privi di emozione di questo ragazzo che non ha ancora compiuto 17 anni…”.

La psicopatia più che essere un “disturbo” (antisociale) della personalità è una vera e propria anomalia dell’umanità, intesa come prerogativa dell’essere umano, come insieme di caratteristiche, qualità, limiti e sentimenti, che ci rendono umani. Più che essere un deficit, un’insufficienza, di questi tratti, è la loro completa assenza. “Una sconcertante spietatezza, la totale superficialità emotiva e la sostanziale incapacità di amare”… ” Seduttivi, carismatici, spavaldi e attraenti, in realtà incarnano i tratti più pericolosi dell’essere umano” (Claudia Moscivici, Edizioni Sonda, 2011).

A questo si aggiunge la sottovalutazione della diffusione del problema (la percentuale di psicopatici varierebbe dal 1% al 4% della popolazione, una persona su 25, ed è trasversale per cultura, estrazione sociale e genere sessuale) non solo da parte della gente comune ma anche e soprattutto da parte dei professionisti, medici, psicologi, assistenti sociali, avvocati e giudici in particolare.

Una sottovalutazione fatale per le vittime ma anche per gli stessi operatori che finiscono anch’essi manipolati e strumentalizzati.

L’errore più comune è associare lo psicopatico agli assassini, ai serial killer, ai criminali in generale o a psicotici fuori controllo. Al contrario sono per lo più persone comuni, il cui unico fine è, tuttavia, il potere e il dominio.

Di più, la loro lucidità e spregiudicatezza li può facilmente portare ad occupare posizioni di rilievo e di comando e a coinvolgere nelle loro malefatte personaggi vari, di psiche fragile e/o di dubbia moralità.

Le etichette nemmeno in questo caso rendono tuttavia giustizia della complessità dell’esistente e quindi, così come non esistono due depressi identici e ognuno è ansioso a modo proprio, anche gli psicopatici possono essere molto diversi tra loro, potendo anche esprimere gradi diversi di psicopatia e, quindi, di pericolosità relazionale e sociale.

La maggior parte di loro non commetterà mai nessun crimine sanzionabile giuridicamente ma, come dei vampiri, dissangueranno emotivamente, psicologicamente e/o materialmente le proprie vittime legandole a sé in mortiferi rapporti di dipendenza e prediligendo situazioni e soggetti molto vitali e carichi di energia. Matrimoni devastanti, separazioni giudiziali infinite e sfibranti, amicizie tormentose, relazioni genitori-figli invischianti, rapporti lavorativi impossibili.

Lo psicopatico può essere chiunque e chiunque può rimanere intrappolato nella sua ragnatela, soprattutto se generoso, altruista e tenace. Una volta caduta nella trappola, il predatore creerà il vuoto intorno alla preda, la colpevolizzerà di qualsiasi cosa e, con la connivenza per lo più inconsapevole di molti, cercherà di finirla con ogni mezzo.

Camaleontico e spietato lo psicopatico può essere scambiato per un narcisista ma le differenze sono importanti.

Se è vero che anche quest’ultimo può facilmente arrivare a calpestare l’altro senza pietà, ciò non avviene con intenzione predatoria essendo, più che altro, un effetto collaterale del suo immenso egocentrismo.

Inoltre il narcisista, preda della propria smodata autoreferenzialità, si manifesta da subito per quello che è mentre lo psicopatico, freddo calcolatore e abile mentitore, prima di mostrare la sua vera natura, circuisce la vittima proponendosi esattamente come lei desidererebbe.

La letteratura psichiatrica e psicoterapeutica descrivono lo psicopatico come impossibile da “curare” ed, in effetti, per curare qualcosa o qualcuno è necessaria una base su cui operare, un’umanità da ricomporre.

In assenza di ciò, se uno/a psicopatico/a si reca in terapia è solo perché è uscito perdente da uno scontro con un altro/a psicopatico/a oppure per circuire e/o strumentalizzare il terapeuta a proprio favore. Se non ci riesce semplicemente interrompe il percorso.

Esiste in realtà almeno una tecnica di nuova generazione che permette di inserire ex novo concetti, vissuti e sentimenti di cui lo psicopatico è sprovvisto ma resta il problema della sua riluttanza a mettersi in discussione e dell’abbandono precoce della terapia.

L’unica possibilità concreta resta quindi la presa di coscienza, da parte del resto del genere umano, dell’esistenza di questo nocciolo duro di dis-umanità che è probabilmente esso stesso funzionale, per la legge degli opposti, alla vita ma solamente a patto che venga circoscritto, arginato e contenuto nella sua dose fisiologica. Conoscere la psicopatia per essere in grado di individuarla è il primo e fondamentale passo per contrastarla poiché lo psicopatico non può e non deve essere affrontato come si farebbe con altre tipologie di persone. A nulla serve il dialogo poiché è un abile manipolatore.

È inutile cercare un accordo visto che manca la condivisione basilare delle regole della coesistenza civile. Qualora non fosse possibile fuggire, occorre giocare in difesa in attesa che arrivi a “strozzarsi con la sua stessa corda” poiché, se un tallone d’Achille lo psicopatico lo ha, è proprio il fatto di non sapersi fermare e questo lo renderà prima o poi vittima della sua stessa perfidia.

Privo di emozioni e assetato di potere non è infatti in grado di fare un passo indietro nemmeno quando servirebbe. La cosa essenziale è dunque liberarsi da ogni paura e saper accettare l’eventualità peggiore poichè la capacità e l’arma principale dello psicopatico, nella sua intelligenza e lucidità, è proprio quella di saper individuare e mirare esattamente laddove sa che potrebbe farci più male.

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