L’AMORE (SECONDA PARTE)

QUALCHE ACCENNO SU… L’AMORE (PARTE II: L’ALTRA METÀ DELLA MELA).

Il mito delle due metà risale a Platone (Simposio) e racconta di una compiutezza originaria in virtù della quale nulla mancava ai singoli esseri umani e che annullava la distinzione tra uomo e donna.

Invidioso di tanta perfezione, Zeus la distrusse dividendo l’umanità in due parti simmetriche e complementari condannate ad una perenne e tormentosa ricerca l’una dell’altra, in assenza della quale sarebbe stato impossibile recuperare l’armonia primigenia.

Si sono dovuti attendere più di 2000 anni prima che Jung restituisse al genere umano la propria integrità sostituendo l’idea di due entità corporee separate con quella di due istanze psichiche, l’animus e l’anima, il maschile e il femminile, che all’interno di ogni individuo reclamano di essere armonizzate.

Ma oramai il danno era fatto. I condizionamenti culturali sono difficili da individuare e superare. E così le persone, invece che impegnarsi a coltivare le proprie due anime interiori risolvendosi ed armonizzandosi prima di andare incontro all’altro, vagano insoddisfatte e insoddisfacibili alla ricerca di qualcuno, altrettanto insoddisfatto e insoddisfacibile, che le completi. Il risultato? Insoddisfazione all’ennesima potenza.

Possedere entrambi una sola gamba non ci aiuta a camminare meglio, al contrario, ci immobilizza e priva il legame della libertà necessaria a renderlo amore.

Solo un essere integro, autonomo ed armonioso può, nell’amare se stesso e di se stesso tutti i propri aspetti complementari, amare qualcun altro e, con lui, vivere relazioni sane e appaganti.

Chiunque sia in attesa del “grande amore” faccia dunque attenzione a dove lo cerca. Incontrare l’anima gemella prima di aver elaborato e riconciliato tutte le parti di se stessi potrebbe rivelarsi davvero un pessimo affare.

Ma di questo parleremo più in là.

Condividi l'articolo