IL MONDO DEI COLORI Un viaggio tra il Visibile e l’Invisibile – cap.4 – di Daniela Deneb Felici

Sembrerebbe che la percezione dei colori abbia avuto un’evoluzione nella storia dell’umanità, e sia andata di pari passo con l’evoluzione della coscienza.
C. Widman, nel suo saggio “Sul Significato dei Colori” ce ne fornisce una sintesi significativa: “Alla fine degli anni Sessanta, Berlin e Kay dimostrarono che il lessico cromatico delle lingue più primitive conosce solo due termini (chiaro/scuro, bianco/nero). E sorvoleremo sul fatto se l’uomo fosse dotato fin dall’inizio delle strutture fisiologiche atte alla percezione e alla discriminazione dei colori, oppure se gliene mancassero le strutture cognitive”.
Resta il fatto che l’esperienza cromatica è originariamente limitata al chiaro e scuro, al bianco e nero (come, più tardi, avvenne per la fotografia, per il cinema, per la televisione, per i video-games).
Quando nelle lingue dell’uomo compare un terzo colore, si tratta sempre del rosso. Questa triade cromatica arcaica è diffusa in tutto il mondo; ne è un esempio il Kurma-Purana (I, 12.79) – un testo sacro induista che si ritiene sia stato direttamente narrato dal Signore Vishnu a un grande saggio – dove si parla di tre complessi teogonici arcaici: Krsna (di colore nero), Rakta (rosso) e Sukla (bianco).
In Africa, gli Ndembu narrano di tre fiumi misteriosi, bianco rosso e nero, associati a nascita, vita e morte.
In Occidente la triade cromatica arcaica sopravvive a lungo: si pensi che fino al medioevo il colore intermedio fra bianco e nero non era il grigio, ma il rosso.
Testimonia il persistere di questa triade anche l’alchimia, una tradizione che proviene dall’antichità greca e probabilmente egizia, che conosce tre fasi dell’opera dette nigredo, albedo e rubedo: opera al nero, opera al bianco e opera al rosso, dove il rosso costituisce non solo il superamento, ma la sintesi di bianco e nero.
Per tornare alla nostra era moderna, possiamo dire che Newton, con il suo esperimento del prisma cromatico che generò la classificazione dei sette colori dell’iride con le loro rispettive lunghezze d’onda, è stato il primo a considerare i colori da un punto di vista scientifico. Tuttavia crediamo possibile che lo spettro cromatico annoveri sette colori per ragioni magico-simboliche più che scientifiche, esattamente come un tempo furono fissati in sette i giorni della settimana, le porte della città di Tebe, i metalli dei misteri mitraici, i pioli della scala dei Kadosh nella massoneria scozzese, i bracci della menorah ebraica, i pianeti dell’astronomia aristotelica e i nani di Biancaneve.
In effetti, nella loro interazione fra primari e secondari, i colori non sono sette ma molti di più, come ciascuno di noi testimonia quando parla, per esempio, di verde chiaro, verde scuro, verde muschio, verde erba, verde mela, verde acido, verde smeraldo, verde acqua, verde marcio, verde rame, verde “qualsiasi altra cosa”.
Ciononostante, la riduzione della vastissima gamma di colori ai 7 colori fondamentali, ci consente di considerarli nei loro aspetti archetipici e di affrontarli a seconda delle caratteristiche che li accomunano o che li differenziano.
Abbiamo già visto la distinzione fra Colori Primari e Colori Secondari.
La prossima volta vedremo quali sono i Colori Caldi e i Colori Freddi.

Daniela Deneb Felici Operatrice Ethicare

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