di Federico Mazzotta
Sebbene possa sembrare una scelta religiosa, in realtà la scelta di parlare di San Francesco D’Assisi è una scelta letteraria. Il suo Cantico di Frate Sole è il più antico testo della letteratura italiana in volgare. Ma non solo…
Andiamo però per gradi. Nato ad Assisi nel 1881 o ‘82 da una ricca famiglia di mercanti, trascorre i primi anni con spensieratezza, con l’obiettivo di diventare un cavaliere. Nel 1204 viene fatto prigioniero durante la guerra tra Assisi e Perugia e, durante l’anno di detenzione che è costretto a vivere, ha una crisi interiore che lo porta a cambiare e a decidere di abbracciare la fede. Così,
decide di spogliarsi di tutto, rinunciando all’eredità paterna, e a prendersi cura dei poveri e degli ammalati.
Dopo aver radunato molti fedeli intorno alla sua figura, nel 1223 fonda l’Ordine dei frati minori la cui regola era “la carità, l’umiltà e la povertà lietamente accettate”.
Il suo testo principale, il Cantico di Frate Sole, per l’appunto, è infatti una Lode (o Laude), ossia delle pregherie sviluppatesi nell’Italia centrale del XII e XIII secolo, soprattutto in Umbria, in volgare che venivano cantate durante le processioni e accompagnate con la musica.
Nel 1224, quasi a fine della sua vita (D’Assisi morirà infatti nel 1226), viene composta con l’intento di attuare un rinnovamento religioso all’interno della Chiesa. Durante il basso Medioevo, infatti, assistiamo ad un grande rinnovamento della Chiesa Cattolica che riuscirà ad accogliere molti proseliti. Accanto a ciò, però, nascono gli ordini mendicanti, soprattutto domenicani e francescani, con la voglia di reagire alla corruzione dilagante dovuta ai rapporti di vassallaggio che coinvolgevano anche i prelati. La Cantica di Frate Sole è proprio questo: al di là del suo significato principale (ossia il ringraziamento a Dio sia per le cose positive, come il sole, la luna, il vento e le stelle, sia per le cose negative, come la sofferenza e il dolore), San Francesco voleva esprimere proprio la voglia di tornare ai valori di povertà, umiltà e carità tipici della figura di Gesù Cristo. Ed è proprio con quest’ottica che mi piacerebbe leggeste la poesia proposta…
Buona Lettura!
«Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimu, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.
Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui; et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle: in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.
Beati quelli che ‘l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò scappare: guai a quelli che morrano ne le peccata mortali.
Beati quelli che trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no ‘l farrà male.
Laudate et benedicete mi’ Signore et ringratiate et serviateli cum grande humilitate.»