Relazioni (in)visibili: l’amore tra uomini e la costruzione dell’intimità

Relazioni (in)visibili: l’amore tra uomini e la costruzione dell’intimità.

“Non esiste felicità nel cuore che non ama”

Lo diceva Seneca, non un pensatore qualsiasi. L’amore è un concetto così ampio che lo stesso filosofo non intendeva ridurlo alla sola dimensione romantica. Ne parlava nelle sue molteplici declinazioni: dall’affetto verso il partner, ai legami familiari, all’amicizia, fino a rivolgersi alla passione per la conoscenza.

Secondo la mia esperienza, l’amore è la linfa che nutre lo spirito e lo guida nel percorso di evoluzione a cui ciascuno è chiamato. Ogni forma d’amore ha un suo scopo, ma quella romantica possiede corde uniche, capaci di trasformare profondamente chi sceglie di affidarsi alla sua trascendenza. È un sentimento potente, capace di generare tutto e il contrario di tutto. Può unire o dividere, far crescere o ferire. Chiunque ha accarezzato questa realtà, anche solo con l’immaginazione. Tuttavia accade spesso che ci si senta affini a chi vive emozioni simili alle proprie, mentre si tende a prendere le distanze di fronte a forme d’amore che non rispecchiano la propria esperienza.

Sarebbe importante imparare non solo a riconoscere, ma anche ad accogliere la diversità, perché l’amore, pur essendo naturale e universale, assume sfumature che possono sembrare sospette o incomprensibili quando non coincidono con ciò che conosciamo.

L’amore romantico, come l’amore in generale, è vario e nasce nelle condizioni più disparate. Per comprenderlo davvero credo sia necessario analizzare chi lo vive, perché non esiste risultato senza considerare chi lo genera e quali dinamiche lo accompagnano.

Riflettendo su questo tema, ho riconosciuto come l’amore romantico, essendo una dinamica sociale concreta, assuma sfumature differenti a seconda delle persone coinvolte.

La mia esperienza personale mi ha portato a vivere in prima persona le relazioni omosessuali maschili, che considero portatrici di caratteristiche uniche e diverse sia da quelle eterosessuali, sia da quelle omosessuali femminili. Non mi riferisco a distinzioni rigide né tantomeno a stereotipi culturali, ma a fenomeni che, pur condividendo radici comuni, si esprimono in forme specifiche. Ogni relazione possiede delle particolarità proprie, da non intendere come fattori di separazione, ma come ricchezze da riconoscere e valorizzare.

Come uomo gay cresciuto nel centro Italia negli anni ’90, ho spesso riflettuto sul percorso che molti di noi hanno compiuto prima di sentirsi davvero pronti a vivere relazioni mature. Per comprenderlo, occorre risalire ai passaggi che hanno segnato la giovinezza. Tra questi, ad esempio, un elemento ricorrente in chi ha vissuto il medesimo contesto socio-ambientale, è l’assenza dell’amore adolescenziale. Per molti era semplicemente troppo presto, soprattutto in mancanza di una realtà che sostenesse o riconoscesse questo bisogno.

Nei primi anni 2000 questa condizione era particolarmente diffusa. La società non offriva modelli di riferimento, l’ambiente circostante appariva spesso indifferente (se non apertamente ostile), e l’idea stessa di un legame omosessuale rimaneva pressoché invisibile.

Molti di noi sono cresciuti in famiglie impreparate ad affrontare la questione, e a ciò si aggiungeva l’assenza di un’educazione sessuale inclusiva nelle scuole, segno di un quadro ancora lontano dall’essere realmente accogliente.

Non pochi hanno vissuto episodi di bullismo o un costante senso di non appartenenza. In mancanza di spazi protetti e di riferimenti positivi, la costruzione della propria identità diventava così un percorso solitario.

Tutto questo ha senza dubbio avuto conseguenze sul modo in cui quei ragazzi, diventati adulti, si approcciano oggi alle relazioni. Le ferite vissute in gioventù, se non elaborate, riaffiorano e condizionano il presente. Ad esempio, a volte, si verifica una sorta di identificazione della vittima con il carnefice: chi è stato giudicato diventa giudicante, chi è stato escluso finisce per escludere. Destrutturare schemi così radicati non è semplice, e diventa ancora più complesso quando si sceglie di condividere la propria vita con qualcuno che può avere un percorso più o meno risolto rispetto a queste stesse dinamiche.

A questa complessità si aggiunge un aspetto ulteriore. Quando la relazione è composta da due uomini, la combinazione di due soggettività maschili può influenzare in modo particolare la dinamica del rapporto. L’intento di questa riflessione non è cadere in luoghi comuni, ma provare a osservare come fattori biologici e sociali possano interagire tra loro e influenzare la dinamica del rapporto. In una coppia di uomini, ad esempio, i livelli mediamente più alti di testosterone possono incidere sul desiderio di competizione, sulla spinta all’affermazione di sé, ma anche sulla capacità di essere diretti e concreti nel rapporto. Questo non determina automaticamente una realtà conflittuale, ma può rendere le dinamiche differenti da quelle di una coppia eterosessuale, dove i ritmi emotivi e relazionali si alternano diversamente, o da quelle di una coppia omosessuale femminile, dove spesso emerge una maggiore sintonia emotiva e cooperativa.

In una coppia omosessuale maschile i ruoli non sono quasi mai predefiniti, ma continuamente negoziati: chi prende l’iniziativa nelle scelte quotidiane, chi guida nelle discussioni emotive, chi tende a mediare e chi stimola il confronto. Sono equilibri che si costruiscono giorno per giorno, intrecciando personalità, abitudini, influenze culturali e sociali.

Lo stesso vale per la sfera sessuale, che può assumere un peso particolare. L’intensità del desiderio, influenzata da fattori biologici e psicologici, talvolta si accompagna a percorsi di crescita in cui la sessualità non è stata vissuta con serenità. In questi casi può nascere un’idealizzazione del sesso o un desiderio compulsivo, che rischia di complicare la dimensione affettiva e la stabilità emotiva della coppia. Non è una regola universale, ma una possibilità frequente, che dimostra quanto sia importante un’integrazione armonica tra eros e sentimento.

Naturalmente ogni relazione porta con sé le proprie specificità. Le coppie eterosessuali, ad esempio, si trovano spesso a fare i conti con ruoli sociali tradizionali che devono essere superati per costruire un’intimità autentica. Le coppie omosessuali femminili mostrano, tendenzialmente, una maggiore propensione alla comunicazione emotiva e alla collaborazione, che può facilitare la gestione dei conflitti, pur dovendo affrontare a loro volta questioni legate all’autonomia individuale e alla definizione dei ruoli.

Sono sfumature, non gerarchie, che arricchiscono il panorama delle esperienze relazionali e testimoniano come l’amore possa assumere forme sempre nuove e differenti.

Costruire un legame significativo è sempre una sfida che richiede capacità, pazienza e disponibilità a mettersi in gioco. Alcuni, grazie al proprio vissuto o alle proprie attitudini, sono più predisposti a gestire queste dinamiche, ma nessuno è immune dalle difficoltà.

Ciò che ho compreso dal mio percorso di vita fino ad oggi, è che tali complessità non dipendono soltanto dai caratteri individuali, ma anche da influenze sociali e culturali che hanno segnato intere generazioni. Riconoscerle e dar loro un nome non significa etichettare, ma aprire la strada a una maggiore consapevolezza, che può favorire l’equilibrio interiore e permettere a un “io” integro di entrare in un “noi” aperto allo scambio e alla crescita reciproca.

 

Alessandro Abballe

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