di Federico Mazzotta
L’Humanitas è un concetto che si sviluppa nell’antica Roma repubblicana. Parliamo di un concetto complesso che fonde lo spirito pratico romano con la filosofia e la cultura greca: in questo periodo, infatti, Roma si stava espandendo a tal punto da controllare tutto il Mediterraneo (le famose Guerre Puniche, quelle che avrebbero portato alla distruzione completa di Cartagine, risalgono proprio a questo periodo). Grazie a questa politica espansionistica, iniziarono sempre più a penetrare nell’Urbe ideale ellenistici (greci) e, l’ideale dell’Humanitas, è probabilmente l’apice di questo processo di ellenizzazione. Questo concetto si sviluppa nel II secolo a.C., in particolare all’interno del Circolo degli Scipioni. Parliamo di una cerchia di aristocratici e intellettuali romani che si riunivano intorno alla famiglia di Publio Cornelio Scipione Emiliano (vincitore di Cartagine e Numanzia). Il circolo vantava membri illustri e figure di spicco come il filosofo stoico Panezio di Rodi, lo storico Polibio e il commediografo Terenzio. L’obiettivo principale del Circolo era proprio promuovere l’integrazione della cultura e della filosofia greca con la tradizione romana, dando vita a un nuovo modello etico e sociale, in particolare diffondendo il principio dell’Humanitas in contrapposizione al Mos Maiorum (lett. il costume degli antichi), ossia l’insieme di norme che il cittadino romano modello doveva seguire. Chi seguiva in maniera intransigente il Mos Maiorum (il più celebre in tal senso è sicuramente Catone il Censore) credeva in valori più conservatori e mostrava una certa chiusura nella penetrazione degli ideali ellenisti a Roma.
L’Humanitas si fonda principalmente su due principi: la Filantropia e il Relativismo etico.
La Filantropia è il nucleo centrale dell’Humanitas. Filantropia significa “amore per l’essere umano”. L’uomo dotato di humanitas dimostra solidarietà, cordialità, tolleranza, empatia e compassione verso tutti gli altri esseri umani. Questo concetto si può riassumere nella celebre massima di Terenzio (che, come abbiamo visto, era un membro del Circolo): “Homo sum, humani nihil a me alienum puto” (Sono un uomo: nulla di umano ritengo a me estraneo). La filantropia implica dunque l’interessarsi ai problemi altrui e la volontà di aiutare e comprendere: la frase di Terenzio proviene infatti da una sua Commedia paliata (ossia di ambientazione greca), l’heautontimorùmenos (lett. Il punitore di sé stesso), in cui il protagonista cerca di aiutare il suo vicino di casa, un senex triste e scontroso. Quest’ultimo, vedendo cotanta spinta da parte del suo vicino, gli domanda il perché non riesca a farsi gli affari suoi e a lasciarlo in pace. Ed è proprio qui che Cremete pronuncerà la celebre frase!
L’altro principio è quello di relativismo etico, che consiste nella libertà di non aderire agli standard conformisti, ma a seguire la propria libertà. Questo principio è in netta contrapposizione agli ideali del Mos Maiorum: mentre gli ideali ellenisti puntavano ad esaltare l’individualità e la grandiosità dei pochi, il Mos Maiorum esaltava invece la collettività e, di conseguenze, il rispetto delle regole. Non è un caso, infatti, che all’interno delle Origines, l’opera più importante di Catone il Censore, un’opera storiografica in cui l’autore, partendo dalle origini mitologiche di Roma, arriva a descrivere il suo tempo (l’opera si ferma nel 151 a.C.), l’autore non nomina mai il nome dei condottieri di guerra o delle personalità importanti In ogni caso, la libertà dell’Humanitas non deve farci pensare all’anarchia, perché bisogna applicarla con virtus, ossia con virtù, avendo come limite il rispetto della volontà altrui.
Nonostante sia un ideale antico è in realtà universale e senza tempo: oggi, nell’ambito della ricerca psicopedagogica si parla tanto di Intelligenza emotiva, di empatia e di prosocialità: ma in fondo, gli antichi, ci aveva già illuminato la strada.