La vita che scorre: imparare dall’impermanenza. Scoprire quanto può trasformare la nostra vita il semplice fatto di sapere che nulla dura per sempre.

di Cristiana Galbiati – Professional Counselor e istruttrice di Mindfulness e Autocompassione

 

L’impermanenza è una delle pratiche di consapevolezza più potenti che possiamo coltivare. Indipendentemente dalle nostre credenze, o dalla loro assenza, concentrarsi su questo concetto può scatenare un profondo senso di gratitudine, aiutare a definire ed energizzare le nostre priorità come poche altre riflessioni, e – per chi crede nella continuità della coscienza dopo la morte – preparare quella che è forse la più grande opportunità della nostra vita.

 

Gratitudine: apprezzare ciò che è raro

Spesso diamo per scontato ciò che abbiamo in abbondanza, mentre ciò che è raro diventa prezioso. Molti di noi vivono con la sensazione che un’eternità di “domani” si estenda all’infinito, e a volte il presente può sembrare persino insopportabile. Ci capita di desiderare che la settimana o il mese finiscano, in attesa di un evento futuro.

Per quanto possa sembrare strano, ricordarci che la nostra realtà è anche tenue ci aiuta a non trascurare le innumerevoli piccole meraviglie che, da sole, bastano a rendere la vita degna di essere vissuta. Non sappiamo se arriveremo a quel “domani” che tanto aspettiamo.

Lo specialista della memoria Douwe Draaisma spiega che la novità rallenta la nostra percezione soggettiva del tempo, mentre il tempo vola quando siamo in “pilota automatico”. Ricordare l’impermanenza ci aiuta a disattivare il pilota automatico. Invece di desiderare che il tempo passi, ci incoraggia a goderci appieno il sapore del caffè, il movimento dei rami degli alberi nel vento, o la semplice gioia di poter stare in piedi e respirare.

Queste non sono cose che saranno sempre disponibili. Verrà il giorno in cui faremo l’ultima passeggiata in riva al mare o in cui un’espirazione non sarà seguita da un’inspirazione. Spesso, come ha notato un insegnante, entriamo nell’ultimo anno della nostra vita senza saperlo.

Man mano che invecchiamo, il senso di impermanenza diventa più tangibile, ma la realtà della nostra morte è spesso qualcosa che tendiamo a posticipare mentalmente. Ho avuto modo di vederlo nella storia di Yvette, un’amica malata terminale di cancro. Nonostante avesse una diagnosi terminale e fosse a pochi giorni dalla morte, Yvette era incredibilmente felice e in pace, trovando qualcosa di miracoloso nel semplice fatto di essere seduta al sole nel suo giardino. Era tutto ciò di cui aveva bisogno, e il suo esempio ci mostra la preziosità straordinaria della vita stessa. Il suo caso ha testimoniato un “miracolo più riconoscibile”: la fonte abbondante di gratitudine che nasce dalla consapevolezza dell’impermanenza.

 

Priorità: Vivere al Meglio un’Opportunità Finita

Insieme alla gratitudine sincera, vivere con piena consapevolezza del fatto che la vita è una risorsa limitata ci aiuta a mettere a fuoco ciò che conta davvero.

Prova a immaginare, per un attimo, di arrivare in un luogo bellissimo per una breve vacanza. Non importa se è un piccolo rifugio in montagna, un agriturismo sul lago o una casa al mare. All’arrivo ti dicono che, senza costi aggiuntivi, potrai alloggiare nella stanza migliore, con una vista meravigliosa e tutti i comfort possibili. Tutto incluso, tutto a disposizione, ma solo per pochi giorni.

Ti verrebbe da pensare: “Che angoscia, tra una settimana dovrò andarmene”? Oppure ti chiedi: “Come posso godermi fino in fondo questa occasione?”
Probabilmente sceglieresti la seconda opzione. Senza disperarti per il fatto che finirà, cercheresti piuttosto di vivere intensamente ogni momento, sapendo che quella bellezza ha un tempo limitato.

Ecco, questa metafora descrive bene la nostra vita. Anche se spesso ce ne dimentichiamo, siamo ospiti temporanei in una condizione rara e preziosa. Il fatto che non duri per sempre non la rende meno bella, anzi, ne è proprio la forza. Eppure, presi dalla quotidianità, ci comportiamo come se il tempo a nostra disposizione fosse infinito. Impegniamo le nostre energie in direzioni che a volte non riflettono ciò che ci sta davvero a cuore, illudendoci che ci sarà sempre un altro momento per occuparcene.

Un insegnante che lavora con persone in fin di vita racconta che una delle frasi che sente più spesso è: “Era tutto qui?”. Come se, alla fine, molti si accorgessero di non aver vissuto davvero come avrebbero voluto.

L’infermiera australiana Bronnie Ware, dopo anni di lavoro nell’assistenza ai malati terminali, ha raccolto le riflessioni più frequenti delle persone negli ultimi giorni di vita. Le ha sintetizzate così:

  • Vorrei aver avuto il coraggio di vivere una vita fedele a me stesso, non quella che gli altri si aspettavano da me;
  • Vorrei non aver lavorato così tanto;
  • Vorrei aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti;
  • Vorrei aver mantenuto il contatto con i miei amici;
  • Vorrei essermi permesso di essere più felice.

Sono desideri che toccano tutti noi. E forse il pensiero dell’impermanenza, se accolto con consapevolezza, può aiutarci a vivere in modo più autentico, giorno dopo giorno, prima che sia troppo tardi per farlo davvero.

Inizia con la fine in mente” è un aforisma inglese molto noto, e in questo contesto assume un significato particolarmente potente. Quando arriverà anche per noi il momento di lasciare questa vita, quando sarà il nostro turno di stenderci in un letto e guardare indietro, che cosa vorremmo provare, ripensando ai nostri giorni?

Se la fine arrivasse prima del previsto, saremmo in pace con il modo in cui abbiamo vissuto? C’è qualcosa che sentiamo il bisogno di cambiare per avvicinarci un po’ di più alla vita che desideriamo davvero?

Questa è un’altra via attraverso cui la contemplazione dell’impermanenza può trasformarci profondamente.

 

Prepararsi alla fine della vita

Alcune tradizioni contemplative descrivono la mente come “chiara e conoscente”: chiara, perché non ha una forma fisica, e conoscente, perché è in grado di percepire e riconoscere ciò che accade. È qualcosa di vivo, che cambia continuamente, ma che non si esaurisce. Una sorta di energia consapevole, che accompagna ogni istante della nostra esperienza, trasformandosi senza mai scomparire.

Per chi guarda alla morte non solo come una fine, ma come un passaggio, questa visione apre a un’opportunità senza paragoni. Invece di agire in modo automatico, mossi dalle stesse abitudini, possiamo scegliere di prepararci. Di prenderci cura di questo momento, con lucidità e presenza.

Proprio come prima di un viaggio: nessuno si presenterebbe in aeroporto senza sapere nulla della destinazione. Chiunque pianificherebbe almeno qualcosa – un bagaglio essenziale, qualche informazione sul luogo. Eppure, quando si tratta del nostro viaggio più profondo, spesso preferiamo non pensarci, rimandare, distrarci.

Perché tanta rimozione, proprio davanti al salto più grande della nostra esistenza?

 

Praticare con consapevolezza

Contemplare la nostra impermanenza non è un esercizio cupo o fatalista: è un modo per vivere più pienamente ora.

Ci offre una direzione chiara nelle pratiche di consapevolezza, come la meditazione.
Quando comprendiamo che queste pratiche non solo trasformano la nostra vita, ma possono accompagnarci anche nel momento della morte, il nostro percorso interiore acquista senso, urgenza, profondità.

 

In sintesi

Quando i nostri cuori e le nostre menti si immergono nella saggezza dell’impermanenza, impariamo a vivere con gratitudine per il flusso costante di istanti preziosi che possiamo gustare, anche nei giorni più ordinari.

Le nostre scelte diventano più autentiche, i nostri gesti riflettono chi siamo davvero e cosa ci fa sentire vivi.

La nostra pratica, sia essa meditativa, creativa, spirituale o semplicemente umana, diventa allora una forza che ci guida oltre le abitudini e i condizionamenti, verso il nostro pieno fiorire. Per noi. E per chi ci circonda.

 

Contattaci per Approfondire

Ti capita di vivere aspettando “un domani migliore”, sentendoti intrappolatə in giornate che scorrono senza lasciare traccia?

Ti accorgi che spesso rimandi te stesso, i tuoi desideri, la tua verità più profonda?

Oppure senti che il tempo scorre veloce e ti chiedi se stai davvero vivendo la vita che desideri?

Se queste domande ti risuonano, ti invitiamo a contattare l’associazione Ethicare.

Tra le proposte, troverai percorsi di counseling e mindfulness dedicati proprio a chi vuole ritrovare un senso di direzione, presenza e gratitudine nella propria vita.

I percorsi sono guidati da me, Cristiana Galbiati, counselor e insegnante di mindfulness, e pensati per accompagnarti con delicatezza e concretezza verso un modo più autentico di vivere.

Contattaci per ricevere informazioni o prenotare un primo incontro.

 

Foto di Kirill Bobrov su Unsplash

 

Fonti

Covey, S. R. (2004). Le 7 regole per avere successo. Milano: FrancoAngeli.
(Edizione originale: The 7 Habits of Highly Effective People, 1989)

Dalai Lama, & Cutler, H. C. (1999). L’arte della felicità. Una guida alla vita. Milano: Mondadori.

Draaisma, D. (2011). Perché il tempo vola quando siamo felici. Torino: Einaudi.
(Edizione originale: Why Life Speeds Up As You Get Older, 2004)

Hanh, T. N. (2005). Vivere momento per momento. La via della consapevolezza. Roma: Ubaldini Editore.

Ware, B. (2013). I cinque rimpianti più grandi di chi è alla fine della vita. Milano: Pickwick.
(Edizione originale: The Top Five Regrets of the Dying, 2011)

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