“LA FIABA DI PAVEL” 3° ed ultima parte, creata e scritta da Paola Mazzarino

“LA FIABA DI PAVEL” 3° ed ultima parte, creata e scritta da Paola Mazzarino

…Si sentì rassicurata, si alzò da quel giaciglio dove aveva passato la notte e uscì fuori dall’uscio, tutto era ancora avvolto nella lieve nebbiolina del mattino, e davanti al sole che albeggiava rosso all’orizzonte, uno splendido unicorno correva libero nella verde prateria, con tutta la sua maestosa eleganza. Il bianco del suo manto contrastava con i mille colori dei fiori profumati e del verde dell’erba.  Si capiva che era in riva al lago, perché gli spruzzi dell’acqua zampillavano dai suoi zoccoli schizzando verso il cielo come bollicine che si dissolvevano nell’aria. Il suo fiero corno puntava verso un deserto all’orizzonte, dove si dipanava un sentiero che girava largo verso il castello, che Pavel non avrebbe mai notato, se non fosse stato per l’unicorno che lo puntava con tutto il suo selvatico coraggio. Ecco di cosa aveva bisogno!

Corse verso di lui, così con una leggera veste, con i capelli sciolti, senza armatura, e lui vide una fanciulla, con un nome da ragazzo che si avvicinava fiduciosa, la fece salire sulla sua groppa e insieme attraversarono le dolci colline del deserto, correndo liberi nel vento, fino ad arrivare ai piedi della verde collina del castello, posta sulla riva opposta del lago. Salirono al galoppo verso la porta, Pavel abbracciata sempre più stretta al collo dell’unicorno, che si sollevò sulle zampe posteriori come in segno di attacco, per sfondare il portone, senza tuttavia ancora infierire. E come d’incanto l’uscio si spalancò, mostrando in tutta la sua magnificenza un regno meraviglioso, pieno di torri, fontane, giardini fioriti, alberi secolari, preziose statue, porticati e scalinate…

Pavel rimase completamente catturata dalla bellezza del palazzo, scese dalla groppa dell’unicorno e percorse i viali fioriti, fino ad arrivare davanti ad una scalinata che conduceva in cima ad una torre; con circospezione cominciò a salire gli scalini, voltandosi spesso indietro a cercare un segno d’incoraggiamento nello sguardo dell’unicorno, che seguiva il suo incedere con ammirazione. Arrivata in cima ancora una porticina da aprire, ma questa volta la maniglia c’era… Pavel si fermò un momento a riflettere: “e se mi imprigionassero come Raperonzolo, costretta a far crescere i miei capelli in lunghe trecce che pendono dalla torre per far salire chiunque voglia? Ma che stupidi pensieri, mica sono in una fiaba!”.

 Varcai la soglia e mi ritrovai su una bellissima terrazza panoramica, che affacciava su un paesaggio mozzafiato, con verdi colline lussureggianti e dietro alti monti innevati. E poi in lontananza scorsi un vulcano che sbruffava vapore e tante casette sulle nuvole, e ancora una roccia molto grande, proprio difronte, in lontananza. Caspita, pensai, ma questa è l’immagine del mio sogno di stanotte, solo che la fata non c’è. dietro di me era salito senza che me ne accorgessi, l’unicorno, che varcando la porta si era trasformato in mio nonno, che aveva preso le vesti di un vecchio saggio; portava con sé delle bellissime ali che mi poggiò delicatamente sulla schiena dicendomi – “mia piccola Pavel, sei tu quella fata di stanotte, ora puoi volare, sei libera di andare, e di fare quel che vuoi. Queste ali sono il tuo tesoro che era imprigionato in questo castello, chiuso in questa torre, dagli ignari eredi dei nostri antenati. Ora puoi volare” – “ma verso cosa e dove?” replicai, – “la vedi quella larga roccia, lì proprio sotto l’arcobaleno? E lì che devi andare, proprio come nel tuo sogno. Non avere timore io sarò sempre accanto a te, basta che indossi questo bracciale dorato e sfregandolo, io apparirò come il genio della lampada, sempre pronto ad esaudirti.

Pavel non poteva credere a tutto quello che vedeva e sentiva, eppure doveva crederci. Il nonno era scomparso e all’orizzonte l’arcobaleno si delineava sempre più nitido, le Ali cominciarono a muoversi da sole e prima che l’ultimo raggio di sole sparisse nascondendo l’arcobaleno, Pavel volò verso di esso e si senti finalmente libera e leggera, come mai nella sua vita…

… Ma in cima a quella roccia, ad un certo punto, Pavel si rese conto di far parte di quel castello e che esserne volata via, non significava che non potesse farne ritorno. Ora vedeva tutto con più chiarezza, davanti a lei si aprivano mille possibilità, e il suo potere le era stato restituito, non aveva nulla da temere. Quindi si alzò, dispiegò le sue Ali e volò verso il castello, voleva conoscere tutti i suoi abitanti e tutti i magnifici luoghi che lo abitavano: le torri, i giardini, le fontane, ampie stanze. Una di queste era la sua, con il suo letto e l’armadio con i suoi vestiti da fanciulla…

Decise che avrebbe organizzato una bella festa, per salutare tutti per benino, e solo dopo sarebbe volata verso nuovi orizzonti, verso nuove mete, con una valigia colma di amore, ma prima doveva onorare le sue radici.

                                  

   © Paola Mazzarino

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