Che cos’è una dipendenza? Perché non si riesce a smettere di fumare o a bere alcool? Come mai le persone non rinunciano al vizio, anche se fa male?
Tante sono le teorie psicologiche per comprendere l’eziologia (ossia l’origine) delle dipendenze: c’è chi pensa che dipenda da un rapporto disfunzionale con i genitori, chi invece vede, al contrario, la causa proprio nel rapporto idilliaco che si forma nei primi mesi di vita tra la diade mamma-bambino, chi accusa il proibizionismo di genitori troppo regolativi o chi, come gli psicoanalisti, vede un momento di regressione ad una fase di sviluppo psicosessuale che dovrebbe essere superata.
Allo stesso modo, tanti sono gli approcci e le terapie che cercano di intervenire sulle dipendenze; agli inizi degli anni 2000, moltissimi furono i best-seller che promettevano di smettere di fumare in poche semplici mosse!
Ancora oggi, però, soprattutto in Italia, il rapporto con le dipendenze è un problema serio, in particolare con il vizio del fumo: 1 italiano su 4 è un assiduo fumatore e, secondo il corriere della serie, 9 coppie su 10 litigano a causa di problemi per il fumo (Fumare fa litigare col partner: succede a 9 italiani su 10 – Corriere.it).
Questo articolo non ha chiaramente la pretesa di voler affrontare da un punto di vista scientifico le problematiche riguardanti il fumo ma, come sempre, vuole cercare uno spunto di riflessione su temi quali la psicologia, il benessere, la consapevolezza, anche attraverso la lettura. E un esempio illustre in tal senso proviene dal romanzo d’avanguardia (o modernismo): La Coscienza di Zeno.
Nel romanzo La coscienza di Zeno, pubblicato da Italo Svevo nel 1923, il vizio del fumo riveste un ruolo centrale sia come tema narrativo sia come simbolo della complessa interiorità del protagonista, Zeno Cosini. Il fumo rappresenta infatti molto più di una semplice abitudine: è un segno della sua debolezza, della sua inettitudine, del suo conflitto interiore e della sua costante incapacità di aderire a decisioni razionali.
La Coscienza di Zeno è una sorta di diario scritto attraverso la tecnica del monologo interiore dallo stesso protagonista, Zeno Cosini, sotto proposta del suo psicoanalista, il dottor S. (un chiaro riferimento a Sigmund Freud che aveva in cura il cognato dell’autore). In questo diario, il protagonista ripercorre la sua vita in chiave tematica, affrontando, oltre che il suo vizio del fumo, il suo rapporto con la moglie, la morte del padre, il lavoro.
Rispetto al fumo, Zeno inizia a fumare da giovane e, fin da subito, associa a questa abitudine un significato quasi rituale: quello dell’“ultima sigaretta”. Per tutto il romanzo, il protagonista promette a sé stesso che quella che sta fumando sarà l’ultima, ma puntualmente ricade nel vizio. Questo meccanismo diventa emblema della sua volontà frustrata e dell’illusione di poter cambiare. Il concetto di “ultima sigaretta” è usato dall’autore in modo ironico per sottolineare l’autoinganno e la debolezza di Zeno, ma anche per rappresentare una condizione umana più ampia: la difficoltà di dominare le proprie pulsioni e l’incapacità di vivere secondo un ordine razionale e coerente.
Il fumo è quindi il simbolo dell’inettitudine di Zeno, una caratteristica che lo accomuna ad altri personaggi della letteratura del primo Novecento, come l’inetto di Pirandello o il protagonista dell’“Uomo senza qualità” di Musil. Zeno è un uomo moderno, disorientato, incapace di decidere e di agire con fermezza. Il suo vizio, vissuto con ironia ma anche con rassegnazione, rappresenta l’impossibilità di raggiungere un equilibrio tra desiderio e ragione.
Sebbene Svevo non sia uno psicoanalista e non credeva seriamente in questa scienza, ci fornisce comunque un grande spunto di riflessione. Forse, il fumo è davvero legato all’inettitudine? Ai posteri l’ardua sentenza!