L’uomo che piantava gli alberi – Un breve racconto sull’amore per la natura

di Federico Mazzotta

“L’uomo che piantava gli alberi” di Jean Giono è uno dei racconti più belli e significativi mai scritti sull’amore per la natura e la forza dell’impegno individuale. Il racconto è una breve favola (parliamo di circa 50 pagine) ecologica e morale, semplice ma profondissima.

Il protagonista — un viaggiatore francese — racconta di un suo incontro, avvenuto intorno al 1910, con un pastore solitario di nome Elzéard Bouffier.
Mentre attraversa a piedi una regione arida e desolata della Provenza, il protagonista scopre che Bouffier vive in totale armonia con la natura. Ogni giorno, con pazienza e silenzio, raccoglie centinaia di ghiande e ne pianta una parte sul terreno spoglio delle colline. Il pastore non cerca gloria né ricompense. Lo fa per ridare vita a una terra morta, abbandonata e dimenticata dagli uomini Anni dopo, il narratore torna in quei luoghi e scopre un miracolo: le colline brulle sono diventate una foresta immensa, nascono ruscelli, uccelli, villaggi e campi coltivati. La presenza dell’uomo non ha distrutto, ma ricreato. Bouffier muore in silenzio, senza mai vantarsi della sua opera. Solo dopo la sua morte, il narratore comprende pienamente la grandezza del suo gesto: in solitudine, senza mezzi, ha cambiato il destino di un’intera regione.

Ma perché questo breve racconto è diventato ormai un classico? Su cosa ci porta a riflettere? Il rapporto armonioso con la natura è sicuramente il tema centrale della narrazione: la cura, la lentezza e la pazienza valgono più della conquista e dello sfruttamento. Sempre più lentamente ci scordiamo dell’importanza di rispettare la natura, vivendo egoisticamente, producendo molti rifiuti, inquinando con le macchine o con i riscaldamenti, scocciandoci facilmente anche solo di fare la raccolta differenziata, lamentandoci di avere poco tempo o di non avere altre scelte. Eppure, far male alla natura significa far male a noi stessi e il tempo che pensiamo di aver risparmiato, in realtà, lo stiamo inesorabilmente perdendo…

Oltre all’amore e alla salvaguardia della natura, però, il libro affronta tanti altri temi. Un altro dei temi principali è la forza dell’individuo: anche una sola persona, con costanza e fede, può trasformare il mondo. A volte, infatti, ci riteniamo imponenti e tendiamo a rassegnarci alle situazioni: pensiamo che da soli non possiamo cambiare l’ambiente circostante o, peggio, che serve dirigere, per cambiare. Bouffier, invece, rappresenta il saggio, colui che, dedicandosi ogni giorno, con calma e serenità, senza conflitti o ambizioni, dal nulla fa nascere una foresta.

Questo aspetto si lega ad un altro importantissimo tema: la speranza e la rinascita. La terra dove vive il pastore è arida e infeconda. Ma è proprio dove tutto sembra morto che la vita può rinascere se trova chi la custodisce. Piuttosto che distruggere o scappare, perché il nostro ruolo non può essere quello di guarire?

Infine, l’ultimo tema centrale è quello dell’ecologia spirituale: la cura della Terra coincide con la cura dell’anima. Curare l’ambiente e la natura, significa, in fondo, curare noi stessi. Così come possiamo prenderci cura di un albero, così dovremmo farlo per il nostro corpo ma, soprattutto, per il nostro animo. Anche qui, ahimè, spesso ci scordiamo di farlo, presi dal lavoro, dalle cose da fare, dalla vita frenetica della metropoli. Non è forse meglio prendersi più tempo e spazio per noi e per gli altri?

Breve ed intenso: il libro Jean Giono è una piccola perla che può portarci a grandi riflessioni.

Condividi l'articolo