“LA FIABA DI PAVEL” 2° parte, creata e scritta da Paola Mazzarino
… I fiori rossi la trascinarono a riva, mettendola in salvo. Pavel piangeva e fra un singhiozzo e l’altro diceva – “e non ditemi ancora che dicevo sciocchezze!” – “devi trovare una strategia, Pavel, da sola non puoi farcela” le disse il primo fiore che le aveva parlato il primo giorno. La ragazza tornò a casa sconsolata, ad asciugarsi davanti al fuoco con la sua malconcia armatura. Scivolò nel sonno, esausta, senza neanche cenare…
Nella notte le venne in sogno una bellissima fata, dalle argentee ali, sfumate di un azzurro marino, era volata sopra una grande roccia, intiepidita dai raggi del sole. Vestita unicamente di un mantello color arcobaleno, che la proteggeva e nello stesso tempo la faceva sentire padrona di sé, poiché tutte le sfumature dei colori erano in armonia con il suo essere. I colori caldi più a contatto con il suo corpo nudo, la scaldavano, e quelli freddi, rivolti all’esterno, la proteggevano. Lei si sentiva davvero bene, era nuda, non aveva necessità di indossare nessun vestito, si sentiva in questo modo integrata in tutta la natura che la circondava, unico oggetto un bracciale magico sul polso destro, la cui mano indicava un mago, tipo il genio della lampada, dietro di lei; con quel bracciale lo poteva invocare ogni volta che ne avesse avuto bisogno. Ma lei era serena, guardava il castello dall’alto in lontananza, con distacco, come se non la riguardasse. Ogni emozione negativa era svanita, vaporizzandosi in un denso fumo che usciva da un alto vulcano posto dietro il castello. Nel cielo, sopra le nuvole, tante casette s’intravedevano, dietro le cime dei monti innevati.
E se fosse stata lei, non una strega dei ghiacci, ma la fata comparsa nei suoi sogni, che si liberava da un incantesimo che la teneva prigioniera di quel castello? Che finalmente ne volava fuori, alla conquista di altri orizzonti? E mentre il sogno si dissipava e la mente razionale riprendeva il sopravvento, ponendo tutte queste confuse domande, al limite tra sogno e realtà, Pavel ebbe chiara una cosa, doveva trovare il modo di entrare nel castello, e per farlo aveva bisogno di qualcuno che l’aiutasse a combattere il drago del lago, a salire sulla ripida collina, a varcare una porta priva di maniglie e serrature, le cui formule magiche pronunciate dagli antenati per aprirla, non avevano ottenuto successo. Forse lei avrebbe potuto dipingerla una maniglia e persino la serratura con la sua chiave, ma dove era finita la sua valigetta dei colori? In quanto a formule magiche, era a corto di idee. E comunque era inutile pensare a tutto questo, prima di ogni cosa sarebbe dovuta arrivare davanti a quella benedetta porta. Ma come? Chiuse gli occhi e rivide la fata con dietro il suo genio della lampada, pronto ad esaudire ogni suo desiderio…