La Tokyo di Lost in Traslation

Di Federico Mazzotta

“Lost in Translation” è un film del 2003 scritto e diretto da Sofia Coppola. Nonostante sia solo il secondo film di una giovanissima registra, è riuscito velocemente a diventare un vero e proprio cult. Il film, a mio avviso, non ha un genere così definito: la trama si basa sul rapporto singolare, romantico, inaspettato ma anche malinconico tra Bob Harris (Bill Murray), un maturo attore in crisi e da Charlotte (Scarlett Johansson), una giovane ragazza appena laureata in filosofia. Entrambi si ritrovano a Tokyo per motivi diversi:

Bob è infatti giunto in città per girare uno spot pubblicitario per un whisky giapponese. Alloggia in un lussuoso hotel, dove si sente disorientato e alienato dalla cultura e dalla lingua locali. Nello stesso hotel soggiorna anche Charlotte, arrivata in Giappone per accompagnare il marito, fotografo professionista. Spesso però quest’ultimo è assente per lavoro e anche lei si sente sola, confusa e insoddisfatta della propria vita e del suo matrimonio.

Bob e Charlotte si incontrano per caso e iniziano a passare del tempo insieme, stringendo un legame profondo ma delicato, fatto di sguardi, silenzi e piccoli momenti condivisi. Il loro rapporto si sviluppa come una connessione emotiva intensa, nata in una terra straniera che li fa sentire entrambi spaesati e vulnerabili.

Come abbiamo detto, la storia del film è ambientata nella città di Tokyo che non costituisce solo uno sfondo, ma è probabilmente la componente narrativa più importante della storia. La città diventa quasi un personaggio silenzioso che influenza profondamente i protagonisti e il loro legame. I temi principali della storia, infatti, sono:

  • L’ Alienazione culturale e linguistica: Tokyo è rappresentata come una metropoli affascinante ma straniante. Bob e Charlotte sono immersi in una cultura completamente diversa dalla loro, con una lingua incomprensibile e abitudini spesso bizzarre ai loro occhi. Questa barriera culturale accentua il loro senso di solitudine e spaesamento, rendendoli più aperti a cercare conforto l’uno nell’altra.
  • Isolamento in mezzo al caos: nonostante sia una città affollata e iperattiva, Tokyo amplifica il senso di isolamento dei protagonisti. L’anomia urbana (essere soli tra la folla) riflette il vuoto interiore che entrambi provano. Sono persi, sia geograficamente sia emotivamente.
  • Contrasto tra tradizione e modernità: Tokyo rappresenta un conflitto tra il moderno e l’antico, che rispecchia il conflitto interno dei personaggi. Charlotte, ad esempio, visita templi e giardini, cercando un significato più profondo. Bob, invece, è intrappolato in uno show-business superficiale (la pubblicità del whisky). Questi contrasti rafforzano il tema dell’identità in crisi.
  • Spazio neutro per l’incontro: Tokyo è una città neutra per entrambi: né casa, né lavoro, né obblighi. Questa “terra di nessuno” consente a Bob e Charlotte di abbassare le difese e vivere un’esperienza intima e autentica, lontana dal giudizio o dalle aspettative della loro vita “reale”.
  • Estetica e atmosfera: Sofia Coppola sfrutta la città anche sul piano visivo e sonoro. Le luci al neon, la musica lounge, le camere d’albergo asettiche, i karaoke notturni: tutto contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, quasi onirica, che riflette lo stato emotivo dei personaggi.

In sintesi, Tokyo è il catalizzatore che rende possibile la storia di Lost in Translation: senza di essa, l’incontro tra Bob e Charlotte non avrebbe avuto la stessa intensità o significato. La città rappresenta lo spaesamento necessario per trovarsi davvero.

Buona visione!

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