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Viaggio tra gli enti

Abito a pochi chilometri da una pineta che oggi non è più come un tempo. È stata defraudata,

bruciata, divorata lentamente da una cocciniglia infestante, mentre intorno cresceva soltanto

l’indifferenza. Nessuno sembra essersi davvero accorto del patrimonio immenso che è andato

perduto. Eppure quella foresta non era soltanto un insieme di alberi, ma un organismo vivente, un

luogo di memoria, di respiro e di guarigione. Quando una pineta muore, non perdiamo solo

ossigeno, certo è un polmone verde, filtra l’aria, trattiene il calore, protegge il suolo, ospita animali

e insetti, custodisce la biodiversità. Ma il suo valore più profondo è invisibile agli occhi di chi

guardando vede solo un luogo da picnic. Una foresta custodisce il benessere interiore dell’uomo. È

uno spazio sacro dove il rumore del mondo si attenua e l’Anima ritrova pace. Camminare tra gli

alberi significa entrare in una dimensione antica. I tronchi raccontano il tempo meglio di qualsiasi

libro, il vento sussurra tra i rami una lingua che abbiamo dimenticato, la Luce che filtra tra gli aghi

dei pini ha il potere di rallentare i pensieri e lenire le ferite invisibili. E' una Verità senza tempo che

oggi perfino la scienza riconosce. Le foreste riducono lo stress, migliorano il respiro, abbassano

l’ansia, guariscono i cuori, aiutano il corpo e la mente a ritrovare equilibrio. Eppure abbiamo

lasciato che tutto questo venisse distrutto. Prima il fuoco, poi i parassiti, infine l’abbandono. Gli

alberi sono caduti uno dopo l’altro nel silenzio generale. E viene da chiedersi: possibile che nessuno

senta le urla di dolore degli alberi abbattuti? Possibile che nessuno veda le lacrime di quei vecchi

tronchi avvizziti, rimasti come monumenti di una tragedia ignorata? Forse abbiamo smesso di

considerare la natura come parte di noi stessi. La trattiamo come uno sfondo, un bene accessorio, lo

sfondo di un selfie che rende tutto più istagrammabile, qualcosa che esiste per essere sfruttato e può

essere sostituito. Ma una foresta non si ricostruisce in pochi anni. Servono decenni, a volte secoli,

perché un ecosistema ritrovi il proprio equilibrio. Ogni albero perduto porta via con sé una storia,

un rifugio, un frammento di vita. Le pinete mediterranee, in particolare, sono luoghi fragili e

preziosi. Resistono al vento salmastro, proteggono le coste, offrono ombra e ristoro. Sono paesaggi

dell’Anima, parte integrante della memoria collettiva di chi vive accanto a loro. Distruggerle

significa impoverire non solo l’ambiente, ma anche la nostra identità. Eppure qualcosa si può

ancora fare. Il primo passo è tornare a sentire. Guardare davvero ciò che abbiamo intorno.

Comprendere che il bosco non è un lusso, ma una necessità vitale. Difendere una foresta significa

difendere la salute fisica, mentale e spirituale di una comunità. La natura continua a parlarci, anche

quando finge di essere silenziosa. Sta a noi decidere se ignorarla ancora oppure ascoltare finalmente

quel grido sommesso che sale dagli alberi feriti.


A cura di Raffaella Menichetti



 
 
 

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