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Il mondo visto dallo spazio: dal Somnium Scipionis alla missione Artemis II

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  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

di Federico Mazzotta


Marco Tullio Cicerone, vissuto nel I secolo a.C., durante il periodo delle sanguinose guerre civili, è stato una delle figure più importanti della Res Publica romana. Famoso soprattutto per le sue orazioni e per le sue innumerevoli opere, è uno degli autori più conosciuti (e per molti più odiati, vista la difficoltà della traduzione dei suoi testi) e che rimane più impresso nella mente di chi studia ha studiato latino alle scuole superiori.

Di Cicerone, però, un’opera è sicuramente rimasta nella storia per la sua particolarità: il Somnium Scipionis. Quest’opera in realtà è contenuta nel VI libro del De Republica, un’opera filosofica basata sul modello del dialogo di Platone, ambientata nel 129 a.C. presso la villa degli Scipioni. Va detto che il De Republica è stato scoperto solamente nel 1820 grazie al filologo Angelo Mai (a cui Leopardi dedicherà una poesia) e che per anni il Somnium Scipionis ha avuto una tradizione propria, in quanto i copisti medievali hanno deciso di trascriverlo a parte.

In ogni caso, il dialogo contenuto nel De Republica riguarda Scipione l’Emiliano, detto Africano minor, che ha una conversazione con tre suoi amici su quale è la forma di governo più giusta tra l’aristocrazia, l’oligarchia e la democrazia. Nel VI libro, però, il dialogo prende una svolta inaspettata: Scipione l’Emiliano, infatti, racconta di un sogno avvenuto 20 anni prima quando, dopo aver parlato con Massinissa, re della Numidia, riguardo le Guerre Puniche e aver ricordato la gloria del nonno, il celebre Publio Cornelio Scipione, detto l’Africano major, proprio per le sue vittorie contro Cartagine, tornato a dormire sognò proprio il nonno. In questo sogno, Scipione l’Emiliano viene portato al centro della Via Lattea dal nonno, mostrandogli come è composto l’universo, spiegandogli che ogni pianeta, a seconda della sua forma e della sua velocità, emette un suono che non è possibile ascoltarlo sulla Terra (teoria di matrice pitagorica). Ed è proprio lì, nella Via Lattea, che c’è l’aldilà, ossia la vita dopo la morte. Ma quel posto è dedicato solo ai Giusti, a coloro che si sono distinti nella vita reale per il loro contributo e per aver portato lustro e gloria alla Res Publica. L’aldilà di Cicerone è evidentemente basato sull’aldilà platonico, ossia sul mito di Er, che vi invito a leggere. In ogni caso, Scipione l’Emiliano racconta di questo sogno ai suoi amici proprio per mettere in evidenza l’importanza della Gloria extra terrena e di non rincorrere in questa vita cose futili come la costruzione di una statua.

Ora, al di là di tutta la disquisizione filosofica contenuta all’interno del Somnium, uno dei momenti più caratteristici è la visione di Scipione l’Emiliano della Terra che, viene descritta vista dalla Via Lattea come una piccola sfera e, via via che Scipione l’Emiliano ascende, diventa sempre più piccola e lontana. Questa scena è diventata in qualche modo “iconica”: verrà infatti ripresa da Dante nel canto XXII del Paradiso, quando definisce la terra “l’aiuola che ci fa tanto feroci”, ma anche nell’Ariosto, quando, nell’Orlando Furioso, Astolfo cerca il senno del protagonista sulla luna. Ma eco di quest’episodio li ritroviamo anche nella cultura pop: pensiamo ad esempio alla canzone Il Mondo visto dallo spazio dei Delta V, band molto attiva degli anni ’90 (celebre la loro cover di Un’estate fa di Mina). Ma, ai più attenti lettori saranno sicuramente venute subito in mente le meravigliose foto della Terra fotografate durante la missione Artemis II.

Insomma, la transumanazione che Cicerone fa compiere agli Scipioni è sicuramente qualcosa di unico nel panorama antico e di cui tutt’oggi ne abbiamo traccia. Del resto, non è proprio ciò che accade quando entriamo in stato theta?


 
 
 

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